Centro Interateneo Edunova

Centro Interateneo Edunova

A conclusione del percorso seguito durante la frequenza dell’insegnamento di “Metodologia della ricerca educativa”, tenuto dal prof. Luciano Cecconi e dalla prof.ssa Anna Dipace del corso di laurea in Scienze dell’Educazione, quattro studenti presenteranno la loro idea di “città delle persone, parola chiave del Comune di Reggio Emilia per definire la città.

Lo faranno nel corso di una iniziativa significativamente intitolata “Open Education, Society, City, Arms. Un’educazione aperta per una società aperta, una città accogliente e bravi educatori a braccia aperte”.

“Open - afferma il prof. Luciano Cecconi di Unimore - è la parola chiave dell’incontro, a testimoniare l’apertura che caratterizza le politiche culturali e sociali dell’amministrazione comunale e dell’Università”.

L’appuntamento è previsto per venerdì 14 dicembre, alle ore 8.30, presso il complesso universitario Palazzo G. Dossetti (viale A. Allegri 9 – Aula D1.4), a Reggio Emilia.

Unimore, attraverso il Dipartimento di Educazione e Scienze Umane, e il Comune di Reggio Emilia collaborano da anni per migliorare la qualità dei servizi educativi, sia sul piano della formazione iniziale degli educatori sia su quello della valutazione dei servizi educativi sia, infine, su quello della ricerca educativa. Ne è un esempio la collaborazione iniziata nell’anno accademico 2013-2014 tra il Centro VALFOR (Valutazione, progettazione e documentazione dei processi educativi e formativi), l’insegnamento di “Metodologia della ricerca educativa” del corso di laurea in Scienze dell’Educazione e Officina Educativa (UOC Partecipazione giovanile e benessere), del Comune di Reggio Emilia.

Gli studenti del corso di laurea in Scienze dell’Educazione, futuri educatori, grazie a testimonianze portate a lezione da Officina Educativa e dagli educatori di associazioni e cooperative che gestiscono i servizi educativi sul territorio, durante le attività previste dal corso hanno potuto osservare, analizzare e monitorare sistematicamente i diversi progetti che hanno caratterizzato in questi ultimi anni i servizi educativi che il Comune di Reggio Emilia ha rivolto ai giovani dai 14 ai 29 anni.

Il seminario, che si tiene a conclusione del ciclo di lezioni del primo semestre dell’insegnamento di “Metodologia della ricerca educativa”, sarà aperto dal Sindaco di Reggio Emilia, dott. Luca Vecchi e dal Direttore del Dipartimento di Educazione e Scienze Umane, prof. Fulvio De Giorgi. Seguiranno gli interventi dei docenti titolari del corso di studi, prof. Luciano Cecconi, Imparare a vivere insieme e prof.ssa Anna Dipace, Educare… insieme!, che espliciteranno il punto di vista pedagogico sull’accoglienza e l’inclusione, e della prof.ssa Rita Bertozzi, docente Desu, che affronterà il tema di come si è e si diventa cittadini. Quattro studenti del corso presenteranno la loro idea di “città delle persone”, parola chiave del Comune di Reggio Emilia per definire la città.

Porteranno il loro contributo anche docenti di altre due università, il prof. Pierpaolo Limone, Università degli studi di Foggia, che rifletterà sul ruolo dei media per un’educazione aperta e la prof.ssa Gabriella Dodero, Libera Università di Bolzano, che presenterà un’interessante esperienza di accoglienza dei richiedenti asilo realizzata all’Università di Bolzano. Infine porterà il suo contributo la dott.ssa Raffaella Curioni, Assessora a Educazione e conoscenza del Comune di Reggio Emilia, che illustrerà le politiche educative del Comune, i suoi progetti e le sfide contemporanee.

Categorie: avvisi, newsletter

A conclusione del percorso seguito durante la frequenza dell’insegnamento di “Metodologia della ricerca educativa”, tenuto dal prof. Luciano Cecconi e dalla prof.ssa Anna Dipace del corso di laurea in Scienze dell’Educazione, quattro studenti presenteranno la loro idea di “città delle persone, parola chiave del Comune di Reggio Emilia per definire la città.

Lo faranno nel corso di una iniziativa significativamente intitolata “Open Education, Society, City, Arms. Un’educazione aperta per una società aperta, una città accogliente e bravi educatori a braccia aperte”.

“Open - afferma il prof. Luciano Cecconi di Unimore - è la parola chiave dell’incontro, a testimoniare l’apertura che caratterizza le politiche culturali e sociali dell’amministrazione comunale e dell’Università”.

L’appuntamento è previsto per venerdì 14 dicembre, alle ore 8.30, presso il complesso universitario Palazzo G. Dossetti (viale A. Allegri 9 – Aula D1.4), a Reggio Emilia.

Unimore, attraverso il Dipartimento di Educazione e Scienze Umane, e il Comune di Reggio Emilia collaborano da anni per migliorare la qualità dei servizi educativi, sia sul piano della formazione iniziale degli educatori sia su quello della valutazione dei servizi educativi sia, infine, su quello della ricerca educativa. Ne è un esempio la collaborazione iniziata nell’anno accademico 2013-2014 tra il Centro VALFOR (Valutazione, progettazione e documentazione dei processi educativi e formativi), l’insegnamento di “Metodologia della ricerca educativa” del corso di laurea in Scienze dell’Educazione e Officina Educativa (UOC Partecipazione giovanile e benessere), del Comune di Reggio Emilia.

Gli studenti del corso di laurea in Scienze dell’Educazione, futuri educatori, grazie a testimonianze portate a lezione da Officina Educativa e dagli educatori di associazioni e cooperative che gestiscono i servizi educativi sul territorio, durante le attività previste dal corso hanno potuto osservare, analizzare e monitorare sistematicamente i diversi progetti che hanno caratterizzato in questi ultimi anni i servizi educativi che il Comune di Reggio Emilia ha rivolto ai giovani dai 14 ai 29 anni.

Il seminario, che si tiene a conclusione del ciclo di lezioni del primo semestre dell’insegnamento di “Metodologia della ricerca educativa”, sarà aperto dal Sindaco di Reggio Emilia, dott. Luca Vecchi e dal Direttore del Dipartimento di Educazione e Scienze Umane, prof. Fulvio De Giorgi. Seguiranno gli interventi dei docenti titolari del corso di studi, prof. Luciano Cecconi, Imparare a vivere insieme e prof.ssa Anna Dipace, Educare… insieme!, che espliciteranno il punto di vista pedagogico sull’accoglienza e l’inclusione, e della prof.ssa Rita Bertozzi, docente Desu, che affronterà il tema di come si è e si diventa cittadini. Quattro studenti del corso presenteranno la loro idea di “città delle persone”, parola chiave del Comune di Reggio Emilia per definire la città.

Porteranno il loro contributo anche docenti di altre due università, il prof. Pierpaolo Limone, Università degli studi di Foggia, che rifletterà sul ruolo dei media per un’educazione aperta e la prof.ssa Gabriella Dodero, Libera Università di Bolzano, che presenterà un’interessante esperienza di accoglienza dei richiedenti asilo realizzata all’Università di Bolzano. Infine porterà il suo contributo la dott.ssa Raffaella Curioni, Assessora a Educazione e conoscenza del Comune di Reggio Emilia, che illustrerà le politiche educative del Comune, i suoi progetti e le sfide contemporanee.

Categorie: avvisi, newsletter

Questa mattina hanno tagliato il traguardo del loro percorso di studi i primi quattro laureati del corso di laurea magistrale in Informatica di Unimore, coordinato dal prof. Giacomo CabriChiara BruschiAlessandro MelzaniFilippo Muzzini e Davide Paganelli.

Il corso magistrale ha registrato un incremento dai 14 immatricolati dell’anno accademico 2017/18 a una ventina dell’anno in corso, per il quale le iscrizioni non sono ancora chiuse.

I temi delle tesi presentate spaziano dal "Progetto e sviluppo di un sistema context-aware e user-aware per la fruizione di servizi condivisi nell'ambito automotive", che applica i risultati del  progetto AMBIT - (Algorithms and Models for Building context-dependent Information delivery Tools) ai servizi forniti dall'auto al guidatore, per adattarli alle preferenze del guidatore e al contesto in cui si trova, alla "Valutazione automatica della dinamica laterale di un veicolo attraverso tecniche di Deep Learning", che  applica tecniche di intelligenza artificiale per valutare alcuni aspetti della dinamica di guida di un veicolo. E’ stata discussa anche una tesi realizzata in collaborazione con il Policlinico, intitolata "Dorsale Interoperabile: integrazione di applicativi sanitari attraverso Enterprise Service Bus" in cui viene progettata una dorsale per connettere gli applicativi sanitari in modo da poter fornire servizi integrati e un’ultimo elaborato sull'informatica applicata all'ambito automotive, "Simulazione multi agente di traffico urbano in ottica smartcity" che tratta di tecniche software multi-agente per la gestione del traffico urbano; questa tesi si inserisce nel progetto H2020 CLASS ed è stata realizzata in collaborazione con MASA, Modena Automotive Smart Area.

Categorie: avvisi, newsletter

L’azienda giapponese Takeda Farmaceutici e la New York Academy of Science hanno annunciato oggi i nomi dei vincitori della seconda edizione del premio internazionale “Innovators in Science” per il loro impegno ed eccellenza nella medicina rigenerativa.

L'Innovators in Science Award concede ogni anno due premi di 200.000 dollari: uno ad uno scienziato all’inizio della carriera e l'altro ad uno scienziato affermato che si sono distinti per il pensiero creativo e l'impatto della loro ricerca. L'innovators in Science Award è un concorso ad accesso limitato, in cui solo alcuni selezionati atenei, enti pubblici di ricerca, istituzioni governative o no-profit da tutto il mondo con un consolidato livello di eccellenza scientifica sono invitati a nominare i loro scienziati più promettenti ed i loro scienziati senior di maggior fama che lavorano in uno di quattro campi terapeutici selezionati (neuroscienze, gastroenterologia, oncologia e medicina rigenerativa). I vincitori sono determinati da un panel di giudici, selezionati dalla New York Academy of Sciences, con esperienza in queste discipline.

Il vincitore del premio nella categoria Senior Scientist 2019 è Michele De Luca, professore di biochimica e direttore del Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” di UniMORE per aver dedicato la sua intera carriera scientifica alla medicina traslazionale e allo sviluppo di terapie avanzate basate su colture di cellule staminali, arrivando a ricoprire il ruolo di leader internazionale nel campo della biologia delle cellule staminali epiteliali. Il vincitore nella categoria Early-Career Scientist è Shruti Naik, professore associato presso il Dipartimento di patologia, medicina e dermatologia della Scuola di medicina di New York.

È un onore essere riconosciuto per la mia ricerca nel campo delle cellule staminali epiteliali e per il mio contributo nell’espandere il loro potenziale terapeutico", ha dichiarato il prof.  De Luca. "Non bisogna mai dimenticare che le vere scoperte nella medicina rigenerativa iniziano con la scienza di base e la biologia dello sviluppo. Questo è un punto davvero fondamentale che non mi stancherò mai di ripetere. Senza un solido razionale e tanta seria ricerca di base la medicina rigenerativa non può avere successo”.

“Il potere trasformativo delle terapie cellulari consentirà una nuova generazione di farmaci innovativi per i pazienti affetti da diverse malattie, e Takeda è attivamente impegnata in questa area avanzata della scienza sia all'interno che all'esterno delle nostre quattro mura" ha dichiarato il drottor Andrew Plump, responsabile medico e scientifico di Takeda. “Siamo orgogliosi di premiare il lavoro dei vincitori del premio, che quest’anno è dedicato ai più significativi progressi nel campo della medicina rigenerativa."

"Le soluzioni alle più grandi sfide della società in medicina arriveranno da coloro che lavorano all'avanguardia della scienza" ha aggiunto Ellis Rubinstein, Presidente e CEO della New York Academy of Science. "La medicina rigenerativa offre una nuova frontiera di scoperte con un potenziale illimitato per migliorare la qualità della vita. Siamo orgogliosi di collaborare con Takeda per il secondo anno per premiare sia i giovani ricercatori sia gli scienziati senior, e per riconoscere i pionieri nell'innovazione medica in diversi campi”.

Appresa la notizia il Magnifico Rettore Unimore prof. Angelo O. Andrisano si è compiaciuto con l’interessato ed ha commentato: “Il prof. Michele De Luca ed il Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” rappresentano ormai da anni l’eccellenza e la qualità espresse dalla nostra ricerca. Grazie ai loro studi sulle cellule staminali e sulla terapia genica Unimore ha assunto una posizione di guida a livello internazionale in questo ambito. Il premio che il prof. De Luca riceverà da parte di Takeda e dell’Accademia delle Scienze di New York corona una stagione di riconoscimenti prestigiosi che confermano il valore dei risultati raggiunti in campo scientifico da questo nostro docente”.

Il premio, conferito in partnership tra Takeda e la New York Academy of Sciences, è infatti rivolto a premiare ricerche innovative in grado di imprimere profonde trasformazioni in diversi settori tra cui gastroenterologia, neuroscienze, oncologia e medicina rigenerativa.

La cerimonia di premiazione si svolgerà ad aprile in Giappone.

 

Categorie: newsletter

Uno studio di due ricercatori Unimore, condotto in collaborazione con un team internazionale ha fatto interessanti scoperte sulla evoluzione della visione negli animali.

Di questo gruppo di studiosi fanno parte due docenti Unimore, i professori Lorena Rebecchi e Roberto Guidetti che appartengono alLaboratorio di Zoologia Evoluzionistica del Dipartimento di Scienze della Vita.

Ampia l’eco per questa scoperta nella comunità scientifica, tanto che la prestigiosa rivista Proceeding of The Royal Society of London ha ospitato un articolo dal titolo “Molecular palaeontology illuminates the evolution of ecdysozoan vision”, che riferisce dei risultati di questo studio.

La visione a colori è comparsa solo due volte nell’evoluzione, una volta nei vertebrati ed una negli Ecdysozoa, un gruppo di animali che condividono un antenato comune e che presentano un esoscheletro, cioè un rivestimento elastico esterno che li supporta e protegge e li obbliga ad accrescersi attraverso mute (ricambi successivi dell'esoscheletro). A questo gruppo appartengono gli artropodi (insetti, crostacei, ragni, acari) ed altri gruppi animali meno noti (tardigradi, nematodi, onicofori) od estinti (lobopodia).

Tuttavia, la storia evolutiva della visione negli ecdisozoi non è chiara. “A livello molecolare – affermano i proff. Lorena Rebecchi eRoberto Guidetti di Unimore -, i pigmenti visivi, molecole contenute nelle cellule fotorecettrici composte da un gruppo di atomi (il cromoforo) responsabili dell’assorbimento delle radiazioni luminose e da una proteina (le opsine) che cambia la sua conformazione a seguito di questo assorbimento, reagiscono al contatto con i fotoni della luce attivando le cellule fotorecettrici deputate alla prima trasmissione del segnale visivo. Nell’uomo, le cellule fotocettrici sono i coni e bastoncelli della retina oculare”.

Questo fa sì che gli ecdisozoi abbiano differenti sensibilità spettrali che determinano la diversa visione dei colori. A livello morfologico, la visione negli ecdisozoi è ottenuta attraverso occhi di diversi livelli di complessità: dai semplici ocelli osservati negli Onychophora agli occhi meravigliosamente complessi degli artropodi (insetti, ragni e crostacei).

Lo studio, di cui riferisce l’articolo pubblicato, esplora l'evoluzione della visione negli ecdisozoi sia a livello molecolare che morfologico, combinando l'analisi di un ampio set di dati sulle opsine, contenente opsine precedentemente sconosciute, e di analisi morfologiche di fossili cambriani (tra i 540 e i 485 milioni di anni fa) con strutture oculari conservate.

Abbiamo scoperto – confermano i proff. Lorena Rebecchi e Roberto Guidetti di Unimore - che mentre molte linee evolutive di ecdisozi hanno opsine multiple, la visione multi-opsina degli artropodi si è evoluta invece attraverso una serie di duplicazioni genetiche che sono avvenute in un periodo di 35-71 milioni di anni. Il nostro studio che ha integrato dati molecolari sulla visione e dati paleontologici evidenzia inoltre che i fossili con occhi più complessi probabilmente possedevano anche un più ampio complemento di geni per le opsine”.

Allo studio, che reca la firma di James F. Fleming, Reinhardt Møbjerg Kristensen, Martin Vinther Sørensen, Tae-Yoon S. Park, Kazuharu Arakawa, Marc Blaxter, Lorena Rebecchi, Roberto Guidetti, Tom A. Williams, Nicholas W. Roberts, Jakob Vinther, Davide Pisani, hanno partecipato diversi importanti gruppi di ricerca internazionali che hanno integrato informazioni paleontologiche, morfologiche e molecolari: il Laboratorio di Zoologia Evolutiva del dipartimento di Scienze della Vita di Unimore, le Scuole di Scienze della Terra e di Scienze Biologiche dell’Università of Bristol (Regno Unito), il Museo di Storia Naturale di Copenhagen (Danimarca), il Polar Research Institute della Repubblica di Corea, l’Institute for Advanced Biosciences della Keio University, l’Institute of Evolutionary Biology dell’Università di Edimburgo (Regno Unito).

LABORATORIO ZOOLOGIA EVOLUZIONISTICA

Una delle linee evolutive sviluppate nel laboratorio riguarda lo studio dell’evoluzione e degli adattamenti dei tardigradi.

LORENA REBECCHI

E’ professore ordinario di Zoologia. Ha coordinato diversi progetti di ricerca nazionali ed internazionali, attualmente coordina un gruppo di ricerca UNIMORE all’interno del progetto Europeo DRYNET per lo sviluppo di strategie di conservazione in uno stato essiccato di cellule e germoplasma per il biobanking a partire dalle proprietà biologiche dei tardigradi.
 

ROBERTO GUIDETTI

E’ professore associato di Zoologia. Svolge la sua attività di ricerca attraverso numerose collaborazioni internazionali che lo hanno portato a sviluppare progetti di ricerca tesi a valutare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità di ambienti estremi come l’Antartide e l’Artide. Attualmente coordina un gruppo di ricerca UNIMORE per lo studio della biodiversità dei tardigradi scandinavi.

Categorie: newsletter

Il Dipartimento di Comunicazione ed Economia (DCE) di Unimore ha siglato un importante accordo di collaborazione con il Department of Language and Linguistic Science della Università di York (Regno Unito) per una originale ricercanell’ambito della linguistica comparativa.

La ricerca, affidata alla prof.ssa Cristina Guardiano, docente di linguistica del DCE, rientra nell’ambito del progetto LanGeLin (LANguages, GEnes, LINeageas – “Meeting Darwin’s last challenge. Toward a global tree of languages and genes” (L’ultima sfida di Darwin. Verso un albero globale di lingue e geni), coordinato dal prof. Giuseppe Longobardi della Università di York, che sull’argomento ha coinvolto un network di studiosi, prevalentemente linguisti e antropologi molecolari, di varie università italiane e britanniche, finanziato dallo European Research Council.

Il progetto LanGeLin ha proposto un ambizioso tentativo di rileggere la sfida lanciata da Charles Darwin nella “Origine delle specie”: studiare, utilizzando gli strumenti della più avanzata ricerca scientifica in ambito genetico molecolare e linguistico formale, i percorsi storici che hanno determinato l’attuale configurazione della distribuzione di linguee popolazioni sul globo. L’obiettivo ultimo è quello di contribuire alla conoscenza della storia delle migrazioni umane e della loro relazione con la diversità linguistica e culturale.

 “La mole di informazioni raccolte dal team di ricerca del progetto LanGeLin – afferma la prof.ssa Cristina Guardiano, docente di Linguistica a Unimore - sulla variazione sintattica delle lingue e sulla sua rappresentazione parametrica non ha precedenti. L’obiettivo ora è di codificare e formalizzare questi dati, organizzandoli in un database elettronico, in modo che siano fruibili da tutti gli studiosi che intendono studiare comparativamente le strutture sintattiche delle lingue nel mondo. Questo sarà il primo tentativo di costruire un database specifico per lo studio della variazione parametrica nel panorama della comparazione linguistica globale”.

“Siamo particolarmente orgogliosi – dichiara la prof.ssa Giovanna Galli, Direttore del Dipartimento di Comunicazione ed Economia di Unimore – dell’accordo siglato con l’Università di York per un progetto di ricerca molto innovativo nel panorama contemporaneo dello studio scientifico del linguaggio.Affidato alla prof.ssa Guardiano che ha una combinazione di competenze unica in questa materia, potrà contare sul decisivo supporto dei colleghi del Dipartimento, che possiedono esperienza affermata nella disseminazione pubblica di prodotti della ricerca e competenze raffinate nelle strategie di comunicazione mediante tecnologie digitali. Il Dipartimento garantirà la propria assistenza in tutte le fasi di organizzazione, aggiornamento e arricchimento dei contenuti del database che saranno necessarie nei prossimi anni, rafforzando così la già solida collaborazione di ricerca con l’Università di York”.

Le attività di ricerca connesse con questo accordo prevedono una collaborazione costante con i linguisti impegnati nella raccolta e nell’analisi dei dati sintattici, in particolare all’Università di York, e coinvolgeranno il team di ricerca di Unimore per almeno due anni.

Categorie: newsletter

I massimi esperti a livello mondiale dei trapianti di fegato e della chirurgia epatica si incontrano il 12-13-14 dicembre al Policlinico di Modena nel corso di un convegno organizzato e presieduto dal prof. Fabrizio Di Benedetto di Unimore, Direttore della Chirurgia Epato-Bilio-Pancreatica e Trapianti di Fegato dell’AOU di Modena. Il convegno, che si svolge nell’Aula Magna del Centro Didattico della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Unimore (via del Pozzo 71), farà il punto sulle nuove sfide nella chirurgia e nei trapianti di fegato.

Il convegno dal titolo “Challenges in Liver Resection and Transplantation” si aprirà con una sessione dedicata al personale infermieristico (12 dicembre ore 15-16) che anticiperà i saluti delle autorità previste per le ore 16,00-17,00. I principali temi trattati saranno gli hot topics nei trapianti di fegato, l’evoluzione dei criteri di trapiantabilità, la biologia del tumore del fegato, il ruolo della donazione da donatore a cuore non battente, le terapie immunosoppressive, le strategie per riportare un paziente con tumore del fegato all’interno dei criteri di trapiantabilità.

Ad oggi un paziente affetto da tumore del fegato – spiega il prof. Fabrizio Di Benedettopuò essere sottoposto al trapianto solo se sono soddisfatti alcuni criteri morfologici nella fase di studio pre-intervento. Esistono terapie, farmacologiche e radioterapiche, che consentono di riportare il paziente all’interno dei criteri di trapiantabilità, aumentando così la speranza di vita. Ci aspettiamo che nel prossimo futuro anche le caratteristiche biologiche del tumore saranno parte di questo processo decisionale”.

Aprirà i lavori la relazione del prof. Antonio Daniele Pinna, Direttore del programma dei trapianti di fegato presso la Cleveland Clinic di Abu Dhabi, che tratterà il tema del confronto culturale tra Oriente e Occidente in tema di trapianto. Tra i numerosi interventi di grande interesse, vanno segnalate le letture magistrali. In particolare, giovedì 13 dicembre alle ore 10,45 il prof. Karim J. Halazun del New York Presbiteryan Hospital parlerà dei fattori di rischio di recidiva nel tumore del fegato. Alle ore 15,30 il prof. Daniel Cherqui, dell’Hospital Paul Brousse di Parigi – Villejuif si occuperà delle procedure mininvasive nella donazione di fegato da vivente. Venerdì 14 dicembre alle ore 10,30 il prof. Pal Dag Line dell’Oslo Universitary Hospital parlerà del ruolo del trapianto di fegato come opzione nel trattamento delle metastasi epatiche del tumore del colon retto. Infine, alle ore 15,45 il prof. Charles Miller della Cieveland Clinic Foundation si occuperà dei temi etici nella chirurgia nei trapianti di fegato.

Il 2017 è stato un anno di grandi soddisfazioni per la Chirurgia Oncologica, Epatobiliopancreatica e dei Trapianti di Fegato dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena. I dati ufficiali parlano di un aumento del numero di trapianti di fegato eseguiti presso il centro di Modena di circa il 60%, in un quadro di sostanziale stabilità del numero dei donatori presenti in Regione. Accanto alle attività ormai note e consolidate nel territorio di chirurgia del fegato e del pancreas, il 2017 ha segnato, soprattutto, una crescita importante dal punto di vista della casistica e dell’attività di didattica e ricerca del gruppo diretto dal prof. Fabrizio Di Benedetto. I dati dei primi undici mesi del 2018 hanno confermato questa tendenza, con in particolare un aumento di oltre il 20% dell’attività di chirurgia resettiva robotica epatica.

L’AOU di Modena si pone, in Regione, tra i centri più attivi nella donazione di organi da donatore a cuore non battente, attività rinforzata dall’unione tra l’Ospedale Civile di Baggiovara, dove avvengono la maggior parte delle donazioni, e il Policlinico, dove sono presenti il centro trapianti di fegato e di rene.  L'Ospedale di Baggiovara è tra i 3 centri in Regione (insieme a Cesena e Parma) in cui è possibile effettuare donazioni a cuore fermo. La donazione “a cuore fermo” in Italia è regolata dai medesimi riferimenti legislativi ed etici della donazione da donatore in cui la morte è accertata con criteri neurologici. L’arresto cardiaco ha tempistiche più stringenti della morte cerebrale e, quindi, occorre decidere più in fretta e agire velocemente. Questo tipo di donazione richiede inoltre l’utilizzo di sofisticati strumenti dedicati alla conservazione degli organi prelevati che viene applicata appena accertata la morte cerebrale. Il rianimatore insieme al chirurgo vascolare prepara il donatore al prelievo in modo da salvaguardare gli organi che devono assicurare la stessa performance, al trapianto, di quelli prelevati da un donatore in morte cerebrale. “La velocità e l’impossibilità di programmare - ha confermato il prof. Fabrizio Di Benedetto, Direttore della Chirurgia Oncologica, Epato-bilio-pancreatica e dei Trapianti di fegato - sono condizioni insite nei trapianti, e che in questo caso assumono un significato nuovo perché il periodo di osservazione del donatore è brevissimo. Tutte le decisioni vanno prese in pochi minuti, con la conseguenza che tutte le strutture coinvolte sono chiamate a un notevole sforzo organizzativo. Si può dire, però, che ne valga decisamente la pena: questi fegati dopo il prelievo vengono perfusi con una macchina che li ossigena a pressione e temperature controllate che rigenerano le cellule epatiche e quindi hanno le stesse chance di successo di a quella degli organi prelevati a cuore battente”.

Categorie: newsletter

Quello dei Learning Analytics, uno strumento usato in ambito educativo, per un approccio multi-disciplinare all’utilizzo di grandi moli di dati e di modelli e tecniche di analisi, utile nei processi decisionali sia nell’ambito della comunicazione e reclutamento sia nell’ambito delle misure di efficienza ed efficacia delle offerte formative, è un ambito di ricerca in rapida espansione e con un crescente interesse da parte della comunità scientifica internazionale.

Esso coinvolge diverse realtà disciplinari: da quella pedagogico-didattica a quello socio-psicologica, da quello statistica a quella delle tecniche di Machine Learning e risponde a diversi obiettivi tra cui, ma non solo: per i singoli studenti come strumento per analizzare i propri traguardi e le proprie attitudini comportamentali nel processo di apprendimento anche in relazione con altri studenti; per i docenti come strumento per individuare – in anticipo – studenti che necessitano di ulteriore attenzione e supporto; per aiutare i docenti e gli staff di supporto a pianificare interventi mirati a singoli studenti o a gruppi di studenti; per analizzare i corsi e proporre/adottare delle azioni di miglioramento.

Il Dipartimento di Educazione e Scienze Umane (DESU) di Unimore, sempre molto attento alle innovazioni in ambito educativo, promuove un incontro di approfondimento sul tema “Learning Analytics: primi approcci e opportunità di ricerca interdisciplinare” con la prof.ssa Anna Dipace, docente di pedagogia sperimentale del DESU. L’appuntamento è previsto per mercoledì 12 dicembre, alle ore 14.30, nel complesso universitario Palazzo G. Dossetti (Viale A. Allegri 9 – Aula 10) a Reggio Emilia. I lavori saranno introdotti dal prof. Fulvio De Giorgi, Direttore del Dipartimento di Educazione e Scienze Umane, e dal prof. Tommaso Minerva, Direttore del Centro Edunova.

“L’ambito dei Learning Analytics – spiega il prof. Tommaso Minerva, Direttore del Centro Edunova - si identifica per l’applicazione di tecniche quantitative e computazionali alla valutazione dei processi di apprendimento con particolare riferimento alle esperienze di Online e Digital Education. In tali ambiti, infatti, vengono generate enormi quantità di dati che possono essere utilizzate per effettuare molteplici analisi e valutazioni. Si potrebbe dire che è un approccio multidisciplinare ai Big Data in ambito educativo e formativo”.

Se il web è diventato il principale mezzo con cui si accede alle informazioni, si sa che questo modifica i paradigmi con cui si accede alla conoscenza e porta inevitabilmente verso un radicale cambiamento dell’apprendimento. Alla luce di queste considerazioni, Unimore sta discutendo una proposta di istituire un Centro di ricerca su questi temi dalla natura inter e multidisciplinare.

Anna Dipace

E’ professore associato di Pedagogia Sperimentale presso il DESU di Unimore. Ha conseguito la laurea in Scienze dell’Educazione presso l’Università degli Studi degli studi di Bari e il Dottorato di Ricerca in Uomo e Ambiente presso l’ Università degli studi di Foggia. Ha sviluppato le sue ricerche, in Italia e all’estero, nell’ambito dell’innovazione didattica, delle tecnologie e della progettazione e valutazione degli apprendimenti in ambienti digitali.

Categorie: newsletter

È dedicato al processo Aemilia e ad approfondire l’entità del fenomeno mafioso nel territorio dell’Emilia Romagna l’incontro in programma mercoledì 12 dicembre, alle 14.30, nell’aula magna del Dipartimento di Giurisprudenza in via San Geminiano 3.

L’appuntamento, aperto a tutti gli interessati, rientra nell’ambito dell’iniziativa “Pubblico e privato per un territorio di legalità”, promossa dal Comune di Modena in collaborazione con Unimore, Avviso pubblico e Csdl, Centro studi e documentazione sulla legalità, e cofinanziata dalla Regione Emilia Romagna.

“A seguito del pronunciamento sul primo grado di giudizio nell’inchiesta Aemilia – commenta l’assessore alle Politiche per la legalità del Comune di Modena Andrea Bosi – abbiamo voluto organizzare questo momento pubblico di riflessione sul tema delle infiltrazioni mafiose nel nostro tessuto socio-economico, avvalendoci del prezioso contributo di istituzioni e inquirenti. Con questi momenti, a cui invitiamo tutta la cittadinanza, proseguiamo nelle iniziative di promozione della legalità sostenute anche attraverso il lavoro che svolgiamo con costanza nelle scuole e con le iniziative di informazione e sensibilizzazione”.

All’incontro intervengono i rappresentanti delle istituzioni locali, dell’Autorità giudiziaria, tra i quali il pubblico ministero che ha seguito il processo, e delle associazioni. Nel dettaglio, ad aprire l’incontro saranno i saluti istituzionali del sindaco Gian Carlo Muzzarelli, del rettore di Unimore Angelo Oreste Andrisano, del prefetto Patrizia Paba e del procuratore capo di Modena Lucia Musti. A seguire, gli interventi di Massimo Mezzetti, assessore alla Legalità della Regione Emilia Romagna; Marco Mescolini, procuratore della Repubblica al tribunale di Reggio Emilia; Daniele Borghi, referente regionale di Libera; Gaetano Insolera, ordinario di Diritto penale all’Università di Bologna. L’incontro è presieduto e coordinato da Pasquale Liccardo, presidente del Tribunale di Modena e da Luigi Foffani, ordinario di Diritto penale di Unimore, mentre le conclusioni sono affidate a Ignazio De Francisci, procuratore generale di Bologna.  

Il seminario rientra tra le attività programmate dal Centro studi e documentazione sulla legalità istituito dal Comune nell’ambito del progetto Pubblico e Privato per un territorio di legalità dove si è sviluppato il confronto e il coinvolgimento del settore privato (associazioni economiche, ordini professionali ecc), si progettano e coinvolgono le scuole in percorsi sperimentali sulla didattica della legalità, formazione per i docenti, incontri info/formativi per operatori del settore pubblico e privato su tematiche inerenti la prevenzione della criminalità organizzata. Perché la conoscenza del fenomeno è necessaria per attuare i dovuti interventi di prevenzione e contrasto alle diverse forme di illegalità.

Categorie: newsletter

Migliorare la salute e il benessere a lungo termine tra le persone che vivono con l'Hiv: imparare dalle esperienze dei singoli Paesi.Questo il titolo dell’incontro tenuto nei giorni scorsi nella sede del parlamento Europeo a Bruxelles al quale ha partecipato, il prof. Giovanni Guaraldi, docente Clinica metabolica a UNIMORE e infettivologo dell’AOU di Modena. L’incontro è stato organizzato nell’ambito delle iniziative di HIVOutcomes – letteralmente “Risultati” nella cura dell’HIV - sorta nel 2016 con lo scopo di creare un tavolo di lavoro comune a livello dell’Unione sui temi della qualità della vita e inclusione sociale delle persone affette da HIV, in un’ottica di risposta globale alla malattia. Il prof. Guaraldi ha illustrato, insieme al prof. Mario Cascio, vicepresidente dell’European AIDS Treatment Group, il report sulla governance dell’HIV in Italia, evidenziando – ciascuno secondo il proprio punto di vista – gli aspetti positivi e le criticità. Hanno, inoltre, indicato alcune possibili soluzioni per migliorare lo status quo ed attuare, a livello nazionale, le Raccomandazioni europee HIV Outcomes approvate lo scorso anno. In particolare, il prof. Guaraldi ha portato in Europa l’esperienza del percorso poli-specialistico deputato alla diagnosi e al trattamento delle co-morbosità e della fragilità associate all’infezione da HIV.

La terapia antiretrovirale – ha precisato il prof. Giovanni Guaraldi - permette oggi alle persone che vivono con HIV di avere una speranza di vita simile a quella della popolazione generale. Vi sono casi limiti, come quello studiato proprio dall’equipe modenese, di un paziente di Lisbona che compie 100 anni. In generale, però, le cure ci consentono di parlare ormai di intersezione tra la medicina HIV e questo successo ci obbliga a studiare un nuovo modello assistenziale per le persone HIV che invecchiano: questo modello è ben rappresentato dal percorso per le co-morbilità e fragilità del Policlinico ed è questa evidenza che abbiamo presentato a Bruxelles.”

Nella struttura modenese, il paziente è al centro e tutti i servizi sono coordinati per offrire una valutazione multidisciplinare in un unico accesso. Al momento, l’età media dei pazienti seguiti nel percorso metabolico è di 52anni, lontana quindi dall’età geriatrica. Tutti i pazienti, però, vengono sottoposti a un “comprehensive Geriatric assessment (CGA)” che permette di valutare non solo la malattia da virus HIV, e le sue co-morbilità, ma anche le problematiche legate all’età e la fragilità (frailty) e lo stato di vulnerabilità degli individui e il rischio di sviluppare disabilità. Il CGA è permesso da una forte integrazione tra assistenza e ricerca e la presenza di figure professionali dedicate quali terapisti occupazionali, neuropsicologi, dietisti e un “health coach” cioè un’infermiera specializzata nella promozione degli stili di vita.

Il percorso si occupa non solo della malattia, ma soprattutto della salute delle persone che vivono con HIV, misurando le traiettorie di invecchiamento attraverso la costruzione di indicatori di salute costruiti secondo il modello dell’Organizzazione mondiale della sanità. “Il nostro obiettivo – conclude Guaraldi unire terapie cliniche a educazione a corretti stili di vita per permettere anche alle persone con malattia da HIV di poter invecchiare in salute”.  La clinica metabolica è attiva dal 2003. Sono stati valutati 5500 pazienti. In carico circa 2500.

Cos’è HIVOutcomes

L'iniziativa HIV Outcomes è stata creata nel 2016. In un'epoca in cui l'invecchiamento della popolazione e la sostenibilità dei sistemi sanitari sono sfide centrali per tutti i paesi europei, l'iniziativa mira anche a informare le discussioni sulle strategie economicamente efficaci per la prevenzione e la gestione della comorbilità, garantendo al tempo stesso l'assistenza sanitaria centrata sul paziente. I governi e i sistemi sanitari devono rispondere al fatto che il Paziente con HIV vive più a lungo e quindi devono lavorare per garantirne un “buon” invecchiamento.

L'iniziativa HIV Outcomes cerca di integrare il lavoro esistente in prevenzione, diagnosi, trattamento e cura sviluppando approcci sostenibili - tra cui una migliore prevenzione, screening e diagnosi di comorbidità - che soddisfino i bisogni specifici a lungo termine delle persone che vivono con l'HIV.

Categorie: avvisi, newsletter

Licenza Creative Commons
I video pubblicati su questo portale sono di proprietà dell'Università di Modena e Reggio Emilia e la proprietà intellettuale è dei relatori ed autori. Tuttavia il materiale può essere utilizzato sotto Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale. Ossia ne è consentito l'uso citando l'Università di Modena e Reggio Emilia, il relatore, l'evento e il Centro Interateneo Edunova come produttore dell'opera, per scopi non commerciali e purchè siano condivisi mantenendo la stessa licenza Creative Commons. Ogni altro uso non è consentito.
Go to top
Template by JoomlaShine